Museo Salinas-Polo regionale di Palermo per i Parc

  Piazza Olivella,   90133 Palermo

  +390916116807

Luogo da Visitare - Museo a Palermo

 Informazioni

Informazioni per Museo Salinas-Polo regionale di Palermo per i Parc

Il più antico museo di Sicilia, dal 1814. Capolavori della cultura fenicia-punica, greca, etrusca, romana #lestoriedituttinoi dalla preistoria al medioevo

Il Museo Archeologico “Antonino Salinas” di Palermo ha sede in quella che un tempo fu la Casa conventuale dei Padri della Congregazione dell’Oratorio di S. Filippo Neri detta dell’Olivella, eretta a partire dal 1598 su progetto di Antonio Muttone insieme alla vicina chiesa di S. Ignazio martire. Nel 1866, soppresse le corporazioni religiose e confiscato il loro patrimonio, la Casa dei Padri dell’Olivella fu scelta per ospitare il Real Museo di Palermo, per il quale erano diventati troppo angusti i locali dell’ex Casa dei Padri Teatini di S. Giuseppe che lo avevano accolto fino ad allora. Il Museo era nato nel 1814 con una donazione di quadri, disegni e stampe disposta da Giuseppe Emanuele Ventimiglia principe di Belmonte a favore dell’Università, e si era arricchito via via con lasciti, acquisti e con materiali provenienti dagli scavi che la Commissione di Antichità e Belle Arti per la Sicilia conduceva nell’Isola. Ricordiamo tra l’altro l’acquisizione, nel 1820, del Medagliere Gandolfo di Termini Imprese e, soprattutto, il recupero di quello che costituì il primo importante nucleo delle raccolte archeologiche, il complesso delle metope scolpite del tempio C di Selinunte, ritrovate in frammenti nel 1823 dai due architetti inglesi William Harris e Samuel Angell. I sovrani borbonici avevano inoltre fatto dono al Museo di materiali siciliani e soprattutto campani, alcuni dei quali di grande rilevanza, come il gruppo bronzeo dell’Ercole col cervo e la statua del Satiro versante, provenienti da Torre del Greco, mentre uno degli acquisti più importanti era stato quello della collezione che Antonino Astuto barone di Fargione aveva costituito a Noto alla fine del ‘700. In seguito allo scioglimento della Compagnia di Gesù, subito dopo la rivoluzione del 1860, erano state incamerate anche le raccolte del Museo dei Padri Gesuiti di Palermo, detto Salnitriano dal nome di Padre Ignazio Salnitro, che lo aveva fondato nel 1730. L’affluire di questi e tanti altri materiali di varia epoca e natura creava dunque grossi problemi di spazio al Museo che, nel frattempo, veniva staccato dall’Università e passava alle dipendenze della Commissione di Antichità e Belle Arti. I locali ad essi destinati nell’ex Casa dei Padri Teatini non erano più sufficienti a contenerlo e gran parte delle sue raccolte giaceva accatastata. La ricca collezione etrusca di Pietro Bonci Casuccini, acquistata nel 1865 e giunta a Palermo l’anno successivo, era rimasta chiusa nelle casse. Nel 1866, inoltre, in conseguenza delle leggi soppressive delle corporazioni religiose, si incrementava ulteriormente il patrimonio del Museo attraverso l’acquisizione di preziose opere d’arte – soprattutto quadri – scelte nelle chiese e nei conventi. Si pensò così di trasferire il Museo in una serie più idonea e, mancando il denaro per costruirne una nuova, si decise di utilizzare uno dei tanti monasteri soppressi. La scelta cadde sull’edificio dell’Olivella che, pur nobilissimo, non era forse il più adatto ad ospitare una raccolta museale così vasta ed eterogenea, come ebbe a lamentarsi qualche anno più tardi Antonino Salinas deprecando il fatto che altri edifici ecclesiastici più monumentali e con più abbondanza di luce venissero riservati a sedi di amministrazioni militari o di uffici fiscali. Furono quindi necessarie grosse opere di trasformazione per adattare alle nuove esigenze l’edificio, che venne pure arricchito con l’inserzione di qualche elemento architettonico e decorativo proveniente da altri complessi monumentali di Palermo. Nel 1870 vi vennero trasferite anche le collezioni del Museo dell’abbazia benedettina di San Martino delle Scale: di formazione settecentesca, esso raccoglieva numerose opere e reperti provenienti dall’Italia centrale, acquistati attraverso il mercato antiquario. Nel 1873 il Museo, ormai divenuto Nazionale, fu affidato alle cure del professore di archeologia dell’Università di Palermo Prof. Antonino Salinas, grande personalità di studioso che improntò la sua azione al proposito che il Museo dovesse servire a dare un’immagine completa della storia delle arti, delle industrie e della vita in Sicilia dall’antichità a l’epoca contemporanea. In questa direzione egli si adoperò fino al 1914, anno della sua morte, incrementando le raccolte del Museo con eguale attenzione sia per le arti cosiddette “maggiori” che per quelle “minori” (maioliche, ferri battuti, ricami, merletti, cimeli risorgimentali, ecc.). La sua integrità e il suo attaccamento al Museo sono testimoniati anche dal dono fatto all’Istituto, subito dopo l’assunzione dell’incarico, della sua collezione privata – 6641 pezzi, per lo più monete – nonché dal lascito testamentario dei suoi libri e di altri oggetti. I successivi direttori furono impegnati a separare le collezioni più recenti da quelle archeologiche mediante lo smistamento dei materiali presso altri musei, istituzioni ed amministrazioni pubbliche. Ne beneficiarono ad esempio la Civica Galleria d’Arte moderna, il Museo etnografico, il Museo del Risorgimento, il Museo diocesano di Palermo, ma anche il Museo di Castel Sant’Angelo di Roma e altri ancora. Ultima a lasciare l’edificio dell’Olivella fu, nel dopoguerra, la sezione di arte medievale e moderna che, trasferita a Palazzo Abatellis, costituì la Galleria Nazionale della Sicilia. Il complesso museale aveva intanto subito modifiche e rifacimenti a causa del taglio della via Roma (che agli inizi del secolo ne aveva modificato il prospetto orientale) e dei danni provocati dai bombardamenti nell’ultima guerra, divenendo Museo Archeologico Nazionale e infine, nel 1987, Regionale (per il passaggio delle competenze sui beni culturali dallo Stato alla Regione Siciliana).